Benvenuti a bordo Afroitaliani-su sta nave non s'affonda

 

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Salvate Marie-Claire, dal Rwanda!

 

 

 

 

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Il primo Festival Afroitaliano: il team hot di Arising Africans!

 

Giovani, studenti, super cool! Sono i ragazzi di Arising Africans, un gruppo che unisce tutti i discendenti afro/ afroitaliani per decostruire gli odiosi stereotipi sull’Africa e cambiare l’Italia con idee pericolosamente multiculturali. Perché l’unione fa la forza e il “Risveglio Africano” è già cominciato: sicché ingoiate il razzismo, leghisti di turno; scansatevi, xenofobi retrò! La nuova bandiera non è solo bianca, rossa e verde; ma nera, marrone, gialla, fucsia, arcobaleno:D

Segnatevi questa data: 11 giugno 2016. E’ la prima edizione del Festival Afroitaliano della storia, non potete mancare: ci saranno musica, premi… e un ricco buffet. A Padova, dove il gruppo è nato nel maggio del 2015 (proprio come il nostro blog di Afroitalian). 

 

 

Siete curiosi di conoscere Ada, la fondatrice, e gli altri membri di Arising Africans? Leggiamo insieme l’intervista bollente del gruppo più hot di quest’anno…

 

L'INTERVISTA

 

 

1) Studenti, lavoratori, giovani intellettuali che rivendicano con orgoglio le proprie origini africane. Quando e come è nato il gruppo Arising Africans? 

ADA:

Il gruppo è il risultato di una lunga meditazione e confronto reciproco. Ci siamo resi conto che una delle ragioni principali per cui gli afro in Italia vengono sottovalutati è perché nei media italiani è difficile sentir parlare del continente in modo completo, al di là di temi come immigrazione, sbarchi, guerre, povertà e fame. Al contrario, dei leader che hanno reso il continente grande, della cultura, dei giovani innovatori, del fermento di questi anni non si parla. Ci siamo chiesti: perché aspettare che qualcosa cambi? Perché non essere noi i primi a farlo? 

 

2) L’idea di intervistare uno dei pochi gruppi di giovani intellettuali sorti per esaltare l’afroitalianità e l’orgoglio nero in Italia, mi ha particolarmente elettrizzata. Avrei tanto voluto farne parte anch’io quando, da giovane studentessa, lottavo tra le mie radici africane e la mia identità italiana. Anche per voi è stato difficile trovare un equilibrio tra l’Africa e l’Italia? 

SARA:

Il mio problema è stato convivere con il dualismo fra questi due mondi che, nella mia realtà, appariva inconciliabile. Mi si assegnava una precisa parte italiana e quando iniziavo a reclamare e/o far presente la mia tanto naturale quanto evidente componente “afro”, si finiva sempre per assegnarmi una rappresentazione del mondo e della società africana in cui non mi riconoscevo. 

EMMANUEL:

Io provengo da una famiglia multiculturale se si può dire. Sono nato in Germania, sono cresciuto tra la Namibia e il Congo RDC e ora vivo e lavoro in Italia. Quindi da sempre ho imparato a vivere e cercare l’equilibrio tra varie culture. Ho applicato quello che mi hanno sempre insegnato: fai la tua parte e non giudicare. Non è facile, non lo è mai stato, ma l’equilibrio lo creiamo noi. 

ANABELL:

Per me non è stato difficile perché crescendo era scontato che sapessi gestire questi due lati di me. Ovviamente non è andato sempre tutto liscio: spesso si sono presentate occasioni in cui sapevo che per il fatto di essere Afro certe cose non mi erano permesse, e al contrario in alcune circostanze sapevo che certi modi di fare sarebbero stati fuori luogo proprio perché sono Italiana.

 

Mi chiamo Ada Ugo Abara, sono nigeriana, afroitaliana e sono una sognatrice. Dopo la Laurea triennale in Scienze Politiche, Relazioni Internazionali, Diritti Umani a Padova, sto attualmente frequentando la Laurea Magistrale in Cooperazione, Sviluppo e Innovazione nell’Economia Globale a Torino.

 

3) Qual è la parte che più prevale in voi, quella italiana o quella africana? In che modo? 

EMMANUEL:

Entrambe le parti. Io sono AfroItaliano, vuol dire proprio vivere in modo armonioso questa dualità. In questo preciso momento sto elaborando pensieri in italiano, ma non vuol dire che la dimensione italiana prevale sulla mia parte Congolese. E’ un può come camminare: usiamo entrambe le gambe, usiamo anche entrambi gli emisferi del cervello, ma lo facciamo così naturalmente che non ci pensiamo più. La diversità culturale esiste ed è un fatto. Io uso queste diversità a mio vantaggio, ossia tiro fuori la mia parte africana in momenti specifici e la mentalità italiana in altri. 

SARA:

Sono italo rwandese da parte di madre e l’influenza che la mia componente afro ha su di me quotidianamente, l’ho compresa solo in tempi recenti... un’ influenza che passa dal tipico (e a tratti abbastanza sfacciato!) senso dell’umorismo afro -che negli anni mi ha aiutato a prendermi non troppo sul serio, sino alla passione che mia mamma mi ha tramandato sin da piccola per la “letteratura orale” che spero di tramandare ai miei futuri figli.

4) A chi vi ispirate? 

ADA:

Cerchiamo di aver sempre presente il pensiero dei grandi padri del panafricanismo, cerchiamo di non dimenticare le lotte per l’indipendenza, il passato di sofferenza, la storia vera, quella che non ruota attorno al colonialismo.

SARA:

Ci ispiriamo anche ad altri personaggi meno noti ma altrettanto “grandi”. Come John Mpaliza, giovane attivista congolese ma italiano di adozione, che ha denunciato globalmente i crimini delle principali multinazionali contro le popolazioni locali. O come Denis Mukwege, ginecologo congolese fondatore del Panzi Hospital, ospedale in cui è diventato il massimo esperto mondiale nella cura dei danni fisici da stupro. Il fatto di aver conosciuto il loro percorso, di aver fatto sì che le loro lotte entrassero nelle nostre vite, ci ha stimolati a emulare il loro vissuto.

 

Mi chiamo Sara Akayesu Carucci, sono italo rwandese,  frequento l’ ultimo Anno del corso di laurea triennale in Relazioni Internazionali e Diritti Umani della facoltà di scienze politiche dell’ Università di Padova. Sono un’utopista:  sogno il superamento di confini e barriere, e la (ri)scoperta della comunitaria appartenenza alla medesima  famiglia, quella Umana.  

 

5) Secondo voi, il razzismo in Italia esiste? Io ci ho scritto un libro intero (“Razzismo all’italiana”, acquistalo qui ), ma mi piacerebbe conoscere la vostra esperienza personale. 

SARA:

Da tre anni vivo in una città che ha eletto con una cospicua maggioranza un “sindaco” che, tra le sue deliranti esternazioni, sostiene di voler debellare la “negritudine” di Padova. Quando queste cose accadono e sei dalla parte opposta della contesa (nonché protagonista dello scontro) comprendi che le possibilità sono due: appellarsi alla santa autocommiserazione o cercare di comprendere il Male e espellere dal suo interno ciò che Male non è. 

ADA:

Certo che esiste! È velato, non aperto e non diretto. 

EMMANUEL:

Secondo me, il razzismo in Italia non esiste. In primo luogo perché il concetto di razza non esiste più, inoltre perché io credo che in Italia ci sia molta ignoranza: si vive in una società intrappolata e improntata sull’esultanza del proprio EGO. 

6) Qual è il vostro sogno in quanto gruppo? 

ADA:

Noi sognamo in grande! Vogliamo creare un vero e proprio movimento inarrestabile di risveglio africano. 

ANABELL:

Vogliamo cambiare la concezione che c’è in Italia sugli immigrati, che anche se di seconda o terza generazione, vengono comunque identificati come stranieri. Intendiamo fare questo tramite l’empowerment degli Afroitaliani stessi, perché crediamo che il risveglio africano debba partire da noi. E’ giunta l’ora di smettere di fare le vittime e lasciare che le cose rimangano così, in fine dei conti essere afroitaliani è un nostro diritto perché è la nostra identità. 

 

Mi chiamo Emmanuel Mertens, sono nato in Germania, cresciuto in Congo e attualmente vivo e lavoro in Italia. Sono un SOGNATORE. Sogno l’abbattimento di pensieri e sentieri prefissati e la creazione di una realtà nuova, diversa e non basata su mandati e preconcetti secolari.

7) Quante persone fanno parte del gruppo e come vi organizzate? 

ADA:

Al momento siamo dieci. Molti hanno una formazione in scienze politiche, altri in economia, mediazione culturale ecc. Siamo un gruppo affiatato.

8) Per me, da piccola, è stato difficile riconoscermi in modelli neri positivi. Avete avuto le stesse difficoltà? Ci sono modelli afroitaliani che vi ispirano? 

EMMANUEL:

L’afroitalianità non è solo per gli africani, ma è per chiunque decida di vivere in modo armonioso la multiculturalità africana e italiana insieme. Purtroppo secondo me in Italia oggi si parla poco di questa realtà e non ci sono ancora tante figure famose. Ma io incontro ogni giorno l’afroitalianità: quando vedo una coppia mista, quando vedo famiglie italiane che hanno figli in Africa per motivi di lavoro e ormai hanno il cuore lì, quando sento un collega che ti parla del suo amore per la squadra di calcio congolese e conosce tutti i tornei africani anche se è nato e cresciuto nel Veneto. Ci sono modelli, forse non famosi, e tutte queste persone mi ispirano e mi spingono ad andare avanti. 

ADA:

Non trovare modelli afro positivi da seguire non mi ha mai pesato molto perché nella mia famiglia sono sempre stata circondata da donne forti che mi hanno fatto crescere con l’idea che nulla era fuori dalla mia portata. Per questo non ho mai sofferto dell’assenza di modelli afro da seguire. 

9) Il vostro futuro lo vedete in Italia o altrove? 

SARA:

Io sto finendo un percorso di studi che inevitabilmente mi porterà a lasciare i confini nazionali. Ad ottobre parto per un’ internship in Libano, poi ho in programma di iscrivermi a Milano; infine, una volta ultimati gli studi magistrali, partirò nuovamente… ma nonostante ciò, do per scontato (o quasi) che un giorno il ritorno sarà inevitabile. 

ADA:

Non ne ho idea!

EMMANUEL:

Non so neanche dove sarò fra una settimana.

 

Mi chiamo Anabell Owusu, sono nata in Ghana ma residente in Italia da quando avevo 9 anni, attualmente sono una studentessa iscritta al corso di laurea triennale in Scienze Politiche, Ralazioni Internazionali, Diritti Umani presso l'Università degli Studi di Padova. Crescendo ho realizzato il ruolo importante che ha avuto il fatto di vivere in Italia  nella definizione di chi sono e di quanto naturalmente io mi riconosca sia come un'Italiana  sia  come una Ghanese in egual modo, anche se le società a cui appartengo non mi riconoscono come tale.

10) Credete nell’Italia di oggi? 

ANABELL:

Credo nell’Italia nella stessa maniera in cui credo nell’Africa. 

ADA: 

Sì, sì e ancora sì. Noi con Arising Africans stiamo già facendo la nostra parte, ci siamo messi in gioco in prima persona e spingiamo i nostri coetanei a fare lo stesso. 

SARA:

Sì che credo nell’Italia di oggi, ma in quella che si costituisce dal basso e sceglie di abbandonare i più comodi salotti e palazzi di Istituzioni malate. Credo nell’Italia che noi di Arising Africans cerchiamo nel nostro piccolo, e con non pochi ostacoli di costruire. 

11) La cosa che più amate di questo Paese e quella che più detestate. 

ANABELL:

Io amo tutto dell’Italia tranne il suo modo di essere arretrato e selettivo in determinate questioni a livello burocratico e politico. 

EMMANUEL:

Amo la diversità fra Nord e Sud: dei luoghi, dei dialetti, dei pensieri, dei cibi. Detesto il fatto che in Italia e soprattutto nel Veneto, ci si lamenti per tutto. Ad esempio quando piove ci si lamenta che non smette più, quando c’è troppo sole ci si lamenta che fa troppo caldo; al contrario, si potrebbe pensare al miracolo della pioggia che dona vita alla terra, e del sole che dona agli esseri viventi l’energia sotto varie forme. Forse è in momenti come questi che tiro fuori la mia parte “africana” che mi aiuta ad apprezzare la vita, la salute, la famiglia e a lamentarmi meno. 

12) L’Africa, un giorno, si solleverà? 

EMMANUEL:

L’Europa si è mai sollevata? All’Europa ci sono voluti più di 2.000 anni e stiamo ancora faticando per un progresso verso qualcosa di non ben definito. L’Africa come la conosciamo oggi non ha ancora compiuto 100 anni. Sollevarsi, certo! Dobbiamo imparare dagli altri, creare la modalità “africana” partendo da zero e non un semplice “Copia e Incolla” come è stato fatto durante la fase verso l’indipendenza coloniale e come stiamo facendo tutt’oggi. E’ difficile prevedere il suo sollevamento quando l’Africa ha ancora le mani legate. Noi, oggi possiamo iniziare a cambiare le cose. Io faccio parte di Arising Africans perché ci credo. 

ADA:

Io credo proprio di sì! Il fermento che c’è nel continente e fuori faranno sì che le cose cambieranno. La diaspora africana ora è meno disillusa del passato riguardo alle prospettive di vita nei paesi Occidentali; i giovani afro sono sempre più consapevoli delle loro capacità e degli interessi che vogliono impedire il risveglio; conoscono la loro storia, la loro cultura e le potenzialità del continente. Non accettano più di sottostare a delle regole del gioco stabilite altrove e da altri, vedono la possibilità di tornare nei paesi d’origine come un’opportunità e non come un “fallimento del progetto migratorio”. 

 

 

Non mancate all’evento che gli amici di Arising Africans hanno preparato per noi l’11 giugno!

 

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Comments

June 05, 2016 @02:42 am by — GloriaP
 

Non avevo mai sentito di un festival afroitaliano, credo sia il primo in assoluto. Molto bella l'iniziativa.

June 05, 2016 @01:29 am by — Norma97
 

@Ada Grazie Ada

June 05, 2016 @01:28 am by — Norma97
 

Abito lontano da Padova ma mi piacerebbe partecipare. L'ingresso ha un costo?

June 05, 2016 @01:27 am by — Ada
 

Vi aspettiamo numerosi!! L'ingresso è LIBERO!

June 04, 2016 @10:55 pm by — Marilena
 

@Martin Ciao Martin, il festival si terrà presso la sede dei Comboniani, in via San Giovanni di Verdara, 37 -Padova.

June 04, 2016 @03:59 am by — Martin
 

In bocca al lupo ragazzi, una bella iniziativa a cui mi piacerebbe partecipare. Dove si svolgerà il festival esattamente?

June 03, 2016 @07:51 am by — Clelia
 

Non mancherò ragazzi!

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