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Leghisti contro la Biennale: la moschea in Padania anche no

“Ci offende intellettualmente” “Non ha chiesto il permesso dei cittadini” “Dove è il poster fuori dalla chiesa?” “E il permesso della Curia?” “Coi tempi che corrono stan richiamando i terroristi di mezzo mondo” “Questa è la nostra chiesa, mica la loro moschea” “La gente si toglie le scarpe e poi non le trova” “Mica siamo al cinema”. 

 

Ah! Pensa te. Un artista che non ha i permessi, che non mette fuori i poster e richiama i terroristi! Del resto Christoph è noto nel mondo dell’arte per essere un provocatore. 

Così quando continuo la conversazione coi leghisti chiedo: “Ma l’artista è musulmano?”,

mi vien risposto: “Sì, ha dei parenti musulmani”; 

“Ma avete parlato con l’artista?” 

“No”.

Domanda: come può la Biennale consentire una mostra senza permessi, mettendo a rischio terroristico la città di Venezia?

 

La risposta me l’ha data Ibrahim Sverirrr Agnarsson, a capo dell’Associazione Musulmani in Islanda. E’ anche curatore della mostra e si presta con piacere alle risposte dei visitatori curiosi come me. La Biennale, mi spiega Ibrahim, ha invitato l’artista a tenere la mostra nel Padiglione dedicato: la Chiesa sconsacrata della Misericordia. Sconsacrata, sottolineamolo. I leghisti (dentro e fuori la mostra) non sono daccordo. Per questo Ibrahim mostra loro il documento del Papa firmato nel 1973. Ero con lui quando lo ha spiegato per l’ennesima volta al visitatore di turno, che lo tempestava di domande con fare non poco aggressivo. Notare che nella vicina chiesa Santa Caterina, anch'essa sconsacrata e adibita alla mostra di Grisha Bruskin, non c'è nessuno fuori a protestare.

“E il poster?” Il poster è proprio all’ingresso. Prima di aprire la porta uno può decidere se entrare o no. 

 

Mi sono avventurata, a piedi scalzi, all’interno della moschea ‘incriminata’: ne ho ammirato le opere d’arte, gli altari, il meraviglioso lampadario che troneggia al centro. Quel vetro è originario di Venezia stessa, che lo esportò agli Ottomani. Ora sono gli egiziani a riportarlo proprio qui, in uno dei centri multiculturali più antichi al mondo. C’è una profonda connessione tra Venezia e il Medio-Oriente. Questa mostra è stata concepita come evento culturale ma anche come spunto di riflessione. 

In un luogo che era stato di culto cattolico e ora non lo è più, nasce una moschea. Non è una moschea vera, sia chiaro. Fino a qualche giorno prima era un magazzino visitato solo dai ratti. 

“I ratti sono meglio dei musulmani?” chiede Ibrahim al visitatore che gli ripropina il ritornello del “Cosa ci fanno i musulmani nella nostra chiesa?”. 

 

Perché la verità è che questa chiesa, come molte altre, non ne ha più di visitatori. Chiese vendute, sconsacrate e adibite a mostre, come questa. La vicina chiesa Madonna dell’Orto, punto turistico importante, non conta più di 50 fedeli all’unica funzione domenicale. La comunità musulmana è invece sempre più numerosa in Italia, e desidera avere un luogo di culto. 

Ma no che non lo potete avere! Islam uguale Isis, giusto? Apposta la Lega Nord ha creato la legge “anti-moschee”. Ma sì, quella che prevede che un nuovo luogo adibito a culto debba essere conforme all’aspetto del territorio circostante (la vedo dura per i minareti in piena valle padana), a una certa distanza (manco fossero dei lebbrosari), con un circuito video-sorveglianza a spese proprie e collegato con le forze dell’ordine (come se parlassimo di criminali da schedare), e con un parcheggio che sia almeno il doppio della superficie occupata dalla moschea. Logico, no? Ovviamente i cosiddetti nuovi luoghi di culto non riguardano le nostre chiese, dato che ce ne sono molte e col problema dello spopolamento. Riguardano però le moschee. La comunità musulmana, che si trova a pregare per terra, in un posto improvvisato, perché le viene negata la libertà di professare la propria religione.

 

Sebbene l’artista abbia certamente attirato l’attenzione dei media e della gente (perfino il NYT ne ha parlato), non credo abbia voluto compiere un atto terroristico. “La verità è che i musulmani vengono discriminati come al solito. Non hanno un luogo di preghiera, per forza vengono qui a pregare”, mi spiega uno degli addetti alla mostra.

 

Io non sono musulmana. Sono cresciuta con un padre leghista a Bergamo, quindi le manifestazioni  della Lega han sempre fatto da sfondo alla mia vita. Ritengo un atto di intolleranza e discriminazione il protestare contro un’opera d’arte; opera che offre l’opportunità di osservare da vicino un’altra cultura, un’altra religione. Mica ti spoglian le scarpe a forza e ti buttan faccia in giù a pregare! Ma avete girato il mondo? In Francia, paese che conta quasi tanti abitanti quanti l’Italia, di moschee ce ne sono 90 e più, in Italia 8. 

 

“L’artista ha parenti musulmani?” chiedo infine a Ibrahim. “No”. 

 

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